Pulp

Charles Bukowski

Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alla spalle, Nick Belane è un detective, “il più dritto detective di Los Angeles”. Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l’ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento professioale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il “pulp” (‘pasticcio’) del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, un piccolo capolavoro d’ironia, il testamento spirituale di un grande scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.

Recensione: Pulp

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